Perchè noi giornalisti siamo stanchi di essere carne da macello

Rosy Battaglia
3 min readNov 9, 2017

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Ieri sera appena scesa dall’aereo ho appreso la notizia dell’aggressione fascista al collega Daniele Piervincenzi inviato di Nemo — nessuno escluso filmata dal filmmaker Edoardo Anselmi, anch’esso aggredito. Come giustamente sottolinea Mario Tedeschini-Lalli, due giornalisti, due.

Ho ripreso subito la dichiarazione del collega e amico Michele Albanese responsabile legalità della @FNSI Nazionale della Stampa Italiana e pensato alla sua vita sotto scorta e ai tanti colleghi e colleghe minacciati dalle mafie.

Stamani mi sono ritrovata esattamente in quello che ha scritto Luca Rinaldi, ho riguardato i dati della mappa dei giornalisti minacciati pubblicata da Ossigeno per l’informazione ripresa da Simone Cosimi.

Fonte Ossigeno per l’Informazione https://notiziario.ossigeno.info/tutti-i-numeri-delle-minacce/

E scusate se parlo anche di me. Il malessere è tanto.

Come tanti altri sono in diverse “black list” giusto “solo” per aver fatto il mio lavoro e documentato con puntualità e precisione le ingiustizie riscontrate nei territori.

Ho pensato a quanto ci esponiamo e a chi ce lo fa fare, in fondo. A quante volte mi è stato detto di spegnere il microfono e la videocamera. A quante volte sono stata costretta a farlo perchè ero da sola.

Il clima politico e sociale nella quale sta sguazzando di tutto, in questo Paese, è quello che autorizza a pestare un giornalista davanti ad una videocamera, a minacciare una giornalista su facebook o in diretta TV.

Perchè se c’è “cattiva stampa” e sta solo ai lettori giudicare, mai può essere tollerata la violenza, l’aggressione fisica e morale.

Vi invito a fare un giro sulle pagne di Articolo Ventuno e Ossigeno per l’informazione per capire quanto questo clima non giovi non solo all’informazione ma alla stessa democrazia italiana.

Anche per questo fa così male il video dell’aggressione a Daniele. Fa male vedere la sua calma, la sua professionalità e quella del collega Edoardo, che non ha spento la videocamera, anch’esso aggredito. Ed è, sono reelance non contrattualizzati come ha ricordato Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e dell’Unione dei Cronisti Lombardi.

Perchè penso alle capocciate fisiche e virtuali che ognuno di noi che sceglie di fare questo mestiere con “passione e rigore”, si piglia ogni giorno come ha ricordato Luca. A chi non scende a compromessi.

E quando mi sento dire “tu sei diversa” o “sei una giornalista amica”, vorrei ricordare che se facciamo bene questo mestiere in realtà siamo molto soli e di “amici” non ne abbiamo per dirla con Milena Gabanelli.

Perchè il nostro dovere è quello di raccontare fatti e dati, citando Giuseppe D’Avanzo: “Il buon giornalismo sa che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell’interesse dell’opinione pubblica e anche nell’interesse della politica perché senza fatti la politica annienta se stessa”.

Il problema vero è quanto davvero oggi i media italiani riescono ad essere indipendenti dal potere ecomico e politico. E quanto noi freelance “in prima linea” alla fine, siamo carne da macello e quanto rischiamo di essere annientati, in vari modi.

Fonte Reporters Sans Frontieres https://rsf.org/fr/classement

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Rosy Battaglia

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